«Arte e Architettura»

                

«Cos'è l'Architettura»
dalla "Nuova Enciclopedia Universale Minerva"
© 1964 Maurizio Confalonieri S.p.a. e Giuseppe Marotta editori

 Architettura

Arte e tecnica concernenti la costruzione di edifici di vario genere che rispondano a determinate regole di ordine statico, estetico e strutturale. L'architettura ha un carattere artistico che si fonda sul gioco ritmico degli elementi strutturali, giovandosi come arti accessorie della pittura e della scultura e promuovendo con l'arredamento una speciale arte ad essa connessa. I tipi di architettura non sono, contrariamente a quanto si possa credere, dettati dall'architetto ma imposti dalla società, secondo i bisogni delle sue differenti istituzioni. Sotto questo punto di vista l'architettura è un'espressione collettiva e storica. Da notare che, ancora più che non per la scultura e pittura, l'architettura subisce le leggi dei vincoli economici da cui è condizionata. Inoltre, mentre nelle altre arti prevalgono criteri estetici, il valore dell'architettura è eminentemente utilitario e deve sottostare a leggi meccaniche ed esigenze tecniche.

Il trattatista Vittone nelle Istruzioni elementari dell'architettura civile (1670) afferma che «due son le di lei parti, cioè il Disegno e la Costruzione ». Infatti la base dell'architettura è il progetto, che viene disegnato in tutti Ì particolari prima che l'architetto proceda alla realizzazione dell'opera. L'architettura venne definita d.il romantico Schelling «la forma artìstica inorganica della musica plastica » (1859) e lo Schleier-macher vide negli edifici «una cristallizzazione eseguita dall'uomo e non dalla natura». Vitale, nella .sua Estetica dell'architettura (1828), ritiene l' architettura la sola creazione artistica possibile nel campo della realtà e rileva che essa mostra «il concetto di spazio come realtà sensibile». Per Kant l'architettura è l'arte del sistema e per sistema egli intende «l'unità di molteplici conoscenze raccolte sotto un'idea». Ruskin nel 1851 definì l'architettura «arte di decorare gli edifici», definizione che oggi è universalmente respinta perché nei moderni edifici si cerca di esprimere il massimo della semplicità e della funzionalità. Si avvicina di più alla moderna concezione l'idea espressa da Sir Henry Wotton, il quale nel suo libro Elementi dell'architettura (1624) scrive che per la perfetta riuscita di un'opera occorrono tre elementi: comodità, solidità, esteticità. Questa terza qualità, destinata all'appagamento del senso estetico, è quella che distingue l'opera architettonica artistica dalla semplice costruzione edilizia. Un'opera architettonica perfettamente centrata nella sua espressione deve rispondere ad un'intima fusione di spirito e materia ed a un preciso equilibrio, che deve essere quasi impercettibile nella sua fusione degli elementi estetici con quelli pratici e strutturali. Per l'esatta comprensione di un edificio occorre quindi tener presente un criterio integrale che non dissoci gli elementi dì natura tecnica, vitali per l'esistenza dell'opera, da quelli di natura astratta derivanti dall'estetica percezione di rapporti di masse e di completamenti ornamentali. Nelle varie epoche storiche l'architettura è stata determinata da svariate causali. Le sue differenti espressioni furono dovute alla civiltà dei vari popoli, alle loro condizioni economiche, agli apporti di altre civiltà, al carattere etnico e climatico del paese. L'elemento materiale ha un'importante funzione determinatrice nei riguardi dell'architettura. I suoi diversi caratteri da regione a regione sono dati anche dal mezzo tecnico usato: nei paesi rocciosi sorse l'architettura in pietra, in quelli ricchi di foreste quella in legno, ecc. Soluzioni di natura tecnica, come l'invenzione dell'arco e della volta, hanno dato una spinta decisiva in senso progressista all'evoluzione dell'architettura Le ampie cupole rinascimentali richiesero per il loro sussistere nuovi ritmi nell'architettura sottostante; l'impiego del legno determinò il sopravvento dell'orizzontalità nelle case medievali, mentre oggi l'uso del cemento armato ha consentito di elevare al ciclo superbi grattacieli dal numero indeterminato di piani.

L'architettura come cultura.

L'architettura, considerata dalla speculazione filosofica, fu avvicinata alla matematica ed alla musica per i caratteri astratti delle sue forme. Essa è stata anche considerata, soprattutto nell'età moderna, sotto altri punti di vista, come una disciplina che estende le sue influenze nel campo sociale e gnoseologico. Importante è soprattutto l'aspetto sociale dell'architettura che concerne specialmente l'urbanistica. Come arte rappresentativa è stata particolarmente osservata sotto l'aspetto astratto e formale. L'astrattismo assegna all'architettura un ruolo predominante fra le arti, perché soprattutto in essa vede una possibilità di attuazione dei suoi nuovi simboli formali di carattere spaziale. Queste nuove posizioni estetiche, insieme con l'abbandono dei vecchi canoni retorici portati al parossismo nelle creazioni ottocentesche, hanno determinato la nascita del funzionalismo che, nella volontà di eliminare ogni soprastruttura per una ricerca di valori eminentemente pratici, è giunto alla commistione di questi con quelli estetici. Sono state attribuite all'architettura., nell'estetica moderna, nuove categorie formali, tra cui quella essenziale della spazialità — una delle conquiste più importanti del pensiero moderno — valida anche per guardare sotto nuove prospettive l'architettura di tutti i tempi. Dapprima questa categoria è stata applicata solo agli spazi interni delle nuove costruzioni, poi si è ampliata fino a raggiungere in una nuova visione spaziale l'intero complesso dell'opera. Si sono ottenuti cosi edifici dalla linea completamente nuova, che esercitano sugli osservatori una diversa suggestione dimensionale. E non limitando il suo effetto spaziale solo alla percezione visiva, ma promuovendo una sintesi con altri elementi sensoriali dinamici e di equilibrio, l'architettura viene guardata oggi tra le arti come la più idonea a particolari fini educativi.

Lo spazio

Il concetto dell'architettura come d'uno spazio adatto alla vita degli uomini e quindi della «utilità» o funzionalità pratica, si ritrova variamente espresso in tutti i trattatisti: in Aristotele, Vitruvio, Villard de Honnecourt (sec. XIII), Alberti, Vasari. Insieme viene anche delineato il concetto dell'architettura come complesso organismo che deve essere svolto in un'unità di discorso. Lo spazio diventa nei moderni un elemento dello stesso stile (Alois Riegl, A. Erich Brinck-mann, H. Sorgel, Geoffrey Scott). La definizione che se ne da è che l'architettura si svolge secondo un processo tridimensionale. È l'unica arte utilitaria ed estetica capace di rendere funzionale (cioè usato dall'uomo) ed esteticamente compiuto lo spazio. In altri termini lo spazio in sé stesso è un nulla, ma se racchiuso in una costruzione ha una sua vita.  F. L. Wright afferma che l'architettura si esprime come spazio chiuso che però si rivela all'esterno (1928). Lo spazio diventa così l'elemento base di partenza della concezione architettonica. Questo non significa però che l'architettura sia legata ad un'immutabilità nel tempo, ma procede come le altre arti secondo una dialettica storica. Il concetto di spazio viene completato da altre considerazioni: esiste un'identità tra spazio interno e spazio esterno; identità tra spazio architettonico e spazio urbanistico o naturale, ecc.

Origini dell'architettura

Fin da tempi remoti l'uomo si è rivelato un costruttore. Superata l'Età paleolitica, quando l'agricoltura trasformò le orde nomadi o seminomadi di cacciatori in comunità sedentarie abitanti lungo i grandi corsi d'acqua e nelle vallate alluvionali, una delle prime esigenze fu di erigere abitazioni permanenti. Probabilmente anche la necessità di costruire dighe, aprire canali, approntare terrapieni, potè sviluppare nell'uomo il senso del costruttore; d'altra parte egli s'era fatta già un'esperienza con le prime costruzioni in legno su palafitte. Contemporaneamente, poiché coll'organizzarsi delle orde in società veniva superata la fase magica di religione tipica degli anni delle caverne e delle palafitte e si sviluppava una religione basata sul culto di forze superiori ed astratte, la casta sacerdotale ideò i tipi delle dimore simboliche di tali forze, dando inizio cosi all'architettura religiosa. Ma già prima, nelle tombe come nei dolmen, caratteristiche costruzioni costituite da massi orizzontalmente posti su altri verticali, v'era stato un tentativo di cogliere in una rappresentazione figurativa spaziale l'idea della fissità nel tempo di ciò che muore. Nella storia dell'architettura le costruzioni religiose hanno per lungo tempo una parte preponderante e per molti popoli del passato costituiscono l'espressione architettonica più completa. 

 

«Cos'è l'Arte»
Aurelio C. - pittore e scultore

  

   Da una parte il mondo oscuro, ambiguo, disordinato e a volte faticoso del sentimento. Dall' altra la chiarezza, l' evidenza rassicurante del "cogito". Sono questi i poli tra i quali oscilla, senza per altro mai trovare un equilibrio stabile e consolidato, il discorso sul "bello" che altro non è che un capitolo di una sfida culturale più ampia che corre lungo tutto il secolo e investe prepotentemente l' età romantica, la sfida tra empiristi, sostenitori della legittimità conoscitiva e morale delle sensazioni e razionalisti, paladini di un riduzionismo che sottomette i sensi e le passioni ai dettami della ragione. Considero la "morale" lo scopo del lavoro e la responsabilità personale del fare "arte" rivolgendo sentimenti e pensieri all'umanità e ai suoi problemi presenti in confronto della storia e del suo futuro, cioè: esprimere un' opinione e un' idea verso questa vita comune. Considero quindi l' Estetica solo una parte della morale. L' Estetica è la forma dell'espressione. L' espressione prende forma estetica nel suo farsi. Il motore dell' Estetica è il perchè ci si esprime. (Io mi esprimo come uomo cosciente d' essere vivo in una società di miei simili che possono capirmi; porto sulle spalle un bagaglio di nozioni che si fanno pensieri e una "croce" di necessità che può risolvere nella società).
   Questi due fenomeni insieme, uno connesso con l' altro, sono il fondo del mio lavoro. Se ho un pensiero mio lo devo esprimere come l' ho avuto. Se è originale, particolare, personale mi è giocoforza esprimerlo in modo adeguato e cioè: particolare, originale e personale perchè si incunei nella selva dei pensieri che altri, come me, hanno, entri nel coro come un'altra voce-idea. Io non sono e non voglio competere con nessuno: non sono un boxeur, nè un centometrista, nè un maratoneta. Sono solo uno che centellina il suo tempo nella vera gara della vita, ma pensando che dopo la morte il mio fare-pensare sia utile ancora per un pò. Quindi bado al mestiere e cerco di farlo bene e materialmente compiuto. Nel dipingere mi rifaccio a quelli che nella storia mi hanno indicato e che meglio mi suggeriscono "il modo" più logico a me, dell' Italia Centrale, di cui porto i segni interiori e le costumanze, che poi è quasi la stessa cosa.
   La sintesi delle due posizioni è l' Arte. Se una delle due posizioni è mancante o insufficiente, cado nel Manierismo per la parte morale o nel Naïf per l' altra. Io non sono nè nell' una nè nell' altra separatamente.
   Questa mia elaborazione vale per tutte le Arti. Ambedue sono integrali alla creatività e sono la "creazione". Una volta si diceva: Forma e Contenuto. Ora io dico: Gusto e Funzione, formula che non si sposta molto dall' altra, ma di fronte ai falsi della "pubblicità" e ai falsi del "cinema", rivendico un valore autentico delle Arti vivendo l' epoca in cui quelle due attività tralignanti, sono vincenti. 

 

 

«L'Architettura tra Arte e Edilizia»
Rosso Ceccarelli - architetto

Se l'Arte è sintesi di "gusto" e "funzione" e l'Architettura sintesi di "arte" e "tecnica" ne consegue che l'Architettura è sintesi di "gusto", "funzione" e "tecnica": le ultime due senza la prima sono solo l'espressione dell'Edilizia.
I primi uomini costruttori, a partire dalle palafitte, si sono preoccupati principalmente di rendere funzionali  e tecnicamente valide le loro realizzazioni: ecco l'edilizia. Man mano che l'esperienza consolidava le loro conoscenze tecniche hanno sentito la necessità di dare un "valore aggiunto" alle loro opere: ecco l'estetica.
E' indiscutibile però che in una casa "brutta" ma tecnicamente ben realizzata riusciamo a viverci confortevolmente, al contrario, in una splendida "opera d'arte" dove però ci piove dentro questo non è possibile.

L'Arch. Vincenzo Morziello affermava:
Affinchè una casa sia ben fatta occorre che: non  ci piova dentro, gli impianti funzionino,
deve essere calda d'inverno e fresca d'estate, se poi è ANCHE bella è meglio!

In conclusione: meglio una buona realizzazione edilizia che una cattiva architettura!
Eppure ho conosciuto diversi Architetti  che mettono in secondo piano le buone regole costruttive per inseguire la loro idea di "bello"...