«Architettura sostenibile»
di Thomas Allocca - © Copyright - Daddo.it 2001-2003

                

 Architettura sostenibile è... abitare in sistemica armonia universale

Non si può comprende il concetto di architettura sostenibile se non partendo da quelli di architettura e di sostenibilità separati. Ebbene, considerando l'architettura come l'arte dell'abitare, ossia non solo l'arte dell'edificare ma bensì l'insieme del pensare, progettare, fare, usare e dismettere opere architettoniche finalizzate non solo a soddisfare esigenze fisiche ma anche esigenze psichiche, extrasensoriali, spirituali, e considerando la sostenibilità come l'arte della convivenza armonica, in equilibrio vitale, tra i diversi sistemi antropici e naturali ogni volta coinvolti, se ne deduce che l'architettura sostenibile può essere definita come l'arte dell'abitare in armonia sistemica, in equilibrio vitale, con i sistemi antropici e naturali coinvolti, e considerando tali sistemi non solo in quanto caratterizzati da dimensioni oggettive, tridimensionali, scientificamente qualificabili e quantificabili, percettibili, ma bensì anche energetiche, extratridimensionali, non sempre scientificamente qualificabili e quantificabili, non sempre percettibili benché percepibili.

Fondamentale, in ogni caso, è considerare armonico solo ciò che garantisce la vita, così come disarmonico tutto ciò che non la garantisce, non la favorisce o ancor peggio la contrasta provocando la competizione e non piuttosto la convivenza. L'architettura può dirsi dunque sostenibile, solo quando è garante di una arte dell'abitare in sistemica armonia universale, nel senso cioè di garante del rispetto del diritto alla vita, qualunque sia la sua dimensione di definizione, qualunque siano i sistemi di riferimento, ovvero, sia che si tratti di quello antropico sia che si tratti di quello naturale. L'architettura sostenibile è dunque l'architettura del rispetto per la vita in senso generale, in senso universale, l'architettura che considera la vita, prima di tutto, e in ogni sua possibile dimensione, e dunque non solo nella sua dimensione antropica, non solo nella sua dimensione naturale, non solo nella sua dimensione più immediata, quella tridimensionale.

Architettura sostenibile è... abitare la Natura con la Natura

Il concetto di architettura sostenibile intesa come "strumento di sistemica armonia universale" porta dunque ad una rivalutazione e quindi ad una ridefinizione del concetto di architettura da intendersi non più semplicemente quale "arte dell'abitare" o al massimo quale "arte dell'abitare la Natura" riconoscendo già che è la Natura che ci offre i luoghi dell'abitare e che quindi senza Natura non avremmo la possibilità di fare concretamente architettura, ma bensì quale "arte dell'abitare la Natura con la Natura" poichè l'architettura non ottiene la sua sostenibilità e quindi la sua capacità di garantire una sistemica armonia universale soltanto in modo limitato nello spazio e nel tempo quotidiano ma bensì anche nel più lungo e possibile futuro spazio-temporale.

Natura e Architettura devono dunque avere stesso futuro, correre insieme nel tempo e nello spazio, avere sempre stesse possibilità di coesistenza in sistemica armonia, evitando così sia da un lato che l'esigenza dell'abitare (il fare Architettura) non diventi mai così esasperata da edificare subito e ovunque, sia dall'altro che l'esigenza di conservare la Natura (garantirsi luoghi per fare Architettura) non diventi mai così limitante da vietare di edificare quantunque ed ovunque.

Non dunque Architettura come strumento di sopravvivenza rispetto solo al quotidiano ma bensì strumento di sopravvivenza sempre più proiettato in tempi e spazi futuri, e questo, ovviamente, è possibile solo se si bada non solo a garantire nel più lungo periodo possibile il "fare" ma anche il "dove fare" poichè condizioni di esistenza dell'Architettura non sono solo il potersi fare ma anche il dove potersi fare. Ebbene dunque, solo pensando all'Architettura come "l'arte di abitare la Natura con la Natura" è possibile garantirsi allo stesso tempo la soddisfazione di due esigenze sostanzialmente contrastanti e cioè sottrarre alla Natura luoghi per abitare e garantire comunque all'Architettura sempre possibili futuri nuovi luoghi da abitare.

Da tale contesto ideologico ne possiamo fare anche seguire un nuova definizione di Edilizia e Architettura in cui la loro differenza concettuale sostanziale può intendersi la seguente: l'Edilizia (ovvero l'architettura insostenibile) fornisce al massimo rifugi materiali, soddisfa l'esigenza dell'abitare, l'esigenza dell'abitare la Natura; l'Architettura (ovvero l'architettura sostenibile) è tale solo se fornisce la possibilità di abitare la Natura in sistemica armonia con la Natura ovvero consente di abitare la Natura con la Natura senza entrarne in competizione esistenziale.

E' bene precisare dunque a questo punto un aspetto fondamentale della filosofia dell'architettura sostenibile: la vera Architettura, quella sostenibile, non deve intendersi come il semplice passaggio dal costruire in modo antropocentrico al costruire in modo naturalistico, in quanto antropocentrismo e naturalismo sono comunque concezioni estreme, visioni estreme della vita, visioni estreme del mondo, visioni estreme dell'abitare il mondo, visioni estreme del fare architettura e quindi lontane dall'architettura sostenibile, che è garantire una sistemica e universale armonia tra l'Uomo e la Natura senza creare nè padroni di casa nè inquilini ma solo pacifici conviventi in una enorme casa, il pianeta Terra, che ad entrambi comunque non appartiene poichè la sua esistenza non è "voluta" ma "conseguita".