«Direttore di cantiere specializzato in flessibilità»
di Giuseppe La Franca (da Il Nuovo Cantiere - giugno 2004)

Gestire i rapporti con il committente e il direttore dei lavori, garantire l'efficienza tecnica ed economica della produzione, controllare che l'avanzamento lavori corrisponda al programma stabilito. Attività complesse che richiedono competenze ma anche tanta esperienza

                

Poco tempo fa abbiamo cercato di indagare, attraverso la voce dei protagonisti, realtà e prospettive professionali del Direttore dei Lavori, una delle figure principali del processo costruttivo e della produzione edile. Riportando le opinioni raccolte intervistando professionisti affermati del settore, siamo riusciti a delineare un profilo piuttosto articolato ma preciso delle problematiche e degli aspetti salienti che ne contraddistinguono l'operato. Il positivo risultato di quella breve indagine, da attribuire in massima parte a chi nell'occasione ha voluto trasmetterci gli elementi principali della sua esperienza, ci ha spinto a proseguire in questa direzione anche per una altra tipica figura professionale, complementare alla precedente: il direttore tecnico di cantiere dell'impresa. Anche in questo caso non abbiamo la pretesa di affrontare l'argomento in maniera esaustiva, si vogliono piuttosto cogliere gli aspetti caratterizzanti di questa professione e le tendenze attualmente dominanti, allo scopo di stimolare il dibattito focalizzando, per quanto possibile, le criticità e le potenzialità del settore edilizio partendo dal luogo, il cantiere, dove si compie l'atto del costruire.

Specializzazione o flessibilità?

Come per la quasi totalità degli ambiti dell'atti vita umana, anche il mondo dell'edilizia è orientato a una sempre maggiore specializzazione del le figure professionali, una tendenza resasi ne cessarla per fronteggiare la complessità dello sviluppo tecnologico e la continua richiesta di integrazione funzionale e operativa proveniente dal la società e dal mercato. In questo contesto la figura del direttore di cantiere che richiede competenze simili a quelle del direttore dei lavori, si differenzia da questa per il suo carattere multi forme e polivalente. Compiti, prerogative e responsabilità del direttore di cantiere, infatti, ne fanno innanzitutto un coordinatore, principale tramite fra la struttura aziendale e il cantiere. Nonostante le singole imprese abbiano approcci e criteri organizzativi anche molto differenti fra loro, il direttore di cantiere è una figura centrale nel processo produttivo edilizio: nella sua attività quotidiana deve conoscere a fondo il progetto che sta realizzando; gestire i contratti, la documentazione di cantiere, i rapporti con i subappaltatori; verificare il rispetto delle normative. Sulla base di queste premesse, il direttore di cantiere, in accordo con la DL, programma, organizza e coordina i processi di lavorazione, sorvegliando anche attraverso i tecnici preposti l'andamento delle opere. È un'attività, questa, che necessita dell'appoggio delle strutture tecniche e commerciali dell'impresa e che può valersi anche della consulenza di professionisti specializzati, A seconda del tipo di opera o di cantiere, il capo commessa - come può essere anche definito un direttore di cantiere - segue di più l'organizzazione, o i contratti, o la sicurezza ma, per quanto possa delegare e non occuparsi direttamente di tutti gli aspetti, ne rimane responsabile. Per Alvaro Aloisi, geometra direttore di cantiere, attualmente impegnato come project manager Impregilo, i contorni del "mestiere" sono molto chiari: «II direttore di cantiere ha un profilo professionale ben definito. Per forza di cose, se si seguono per molti anni cantieri dello stesso tipo può sopravvenire una certa "settorializzazione"; ma non c'è una specializzazione in senso stretto, anzi, nella mia attività quotidiana la flessibilità è fondamentale, così come è fondamentale mantenersi aggiornati soprattutto rispetto all'evoluzione del quadro normativo che diventa ogni giorno sempre più complesso. Per il resto, è ragionevole sostenere che i lavori si eseguono, più o meno, sempre nella stessa maniera e di conseguenza l'esperienza personale è la migliore specializzazione». Versatilità, competenza ed esperienza, quindi, riassumono dal punto di vista professionale le principali caratteristiche di un direttore di cantiere, e si direbbe che l'assenza di una vera e propria specializzazione ne costituisca il tratto dominante.

La destrutturazione delle imprese

Al pari della figura professionale, che non sembra essere interessata da sostanziali evoluzioni, in cantiere è rimasta pressoché invariata l'importanza del fattore tecnico. Per quanto ben definito in sede esecutiva, infatti, qualsiasi progetto deve essere calato nella realtà, deve cioè essere attualizzato e messo a punto rispetto alle potenzialità tecniche e operative concrete che si possono effettivamente ottenenere in cantiere, con gli inevitabili aggiustamenti in corso d'opera che vanno verificati sia dal punto di vista tecnico che della programmazione delle opere. Per questo motivo, ma non solo, nell'ultimo decennio si è delineata la tendenza a una sempre maggiore organizzazione della committenza, pubblica e privata: il responsabile del procedimento o del progetto, con i suoi consulenti, è supportato dall'ufficio della dirczione dei lavori, con tutti i tecnici specializzati negli aspetti strutturali, impiantistici, della sicurezza e del collaudo, e dai progettisti spesso sono incaricati della supervisione. A fronte di questa maggiore rappresentanza del committente, che assicura un più alto standard di qualità delle opere, contemporaneamente la struttura dell'impresa a supporto dell'attività di cantiere, invece, ha registrato una vera e propria contrazione in termini numerici. Ovviamente nell’ organigramma aziendale continuano a esistere le figure classiche: da quelle gerarchicamente più alte - i responsabili di commessa che seguono più da vicino il rapporto con il committente e si occupano, assieme ai legali, della gestione degli eventuali contenziosi - fino ai cosiddetti "servizi generali" - l'ufficio tecnico per la parte di progettazione costruttiva e l'ufficio acquisti per le forniture e l'affidamento dei subappalti. In cantiere, però, le imprese hanno rinunciato non solo a gran parte del parco macchine e alla manodopera, ma lo stesso ufficio del direttore di cantiere si trova oggi spesso sottodimensionato rispetto alla rappresentanza professionale del committente. A detta degli intervistati, la principale ragione di questa destrutturazione dell'impresa di costruzioni deve essere ricercata nella progressiva riduzione dei margini di profitto, che ha condotto al generale snellimento di tutti i settori aziendali, compreso quello delle professionalità di formazione tecnica, con il conseguente affidamento all'esterno delle attività non direttamente remunerative. E anche la sempre maggiore conflittualità a livello legale - alla quale peraltro non sembra corrispondere un peggioramento nella qualità delle prestazioni in cantiere - è sicuramente dovuta all'aumentata vulnerabilità dell' impresa, causata dalla riduzione del numero delle figure professionali che le permetterebbero di funzionare al meglio. In questa fase, ancora contraddistinta da bassi margini di guadagno - specie nei lavori pubblici dove si lavora generalmente al limite, con rischi elevati già in sede di gara e con limitati ambiti di manovra rispetto al budget - non si sono ricreate le condizioni necessarie per la costituzione di staff di cantiere capaci di ridurre lo squilibrio esistente con la rappresentanza del committente. Il solo direttore si ritrova così a farsi carico, per quanto possibile in cantiere, della realizzazione di un progetto che sia coerente con le aspettative del committente e, contemporaneamente, costi il minimo possibile all'impresa.

Ripensare l'appalto

II già sottolineato aumento dei contenziosi è sintomo in generale di un peggioramento dei rapporti "istituzionali" fra impresa e committente. Gli intervistati sostengono che, invece, la collaborazione con la direzione dei lavori è ancora il principale denominatore comune dell'attività in cantiere, anche se con le dovute distinzioni: nel caso di committenza privata c'è maggior flessibilità da parte della direzione dei lavori, anche perché spesso è il committente stesso a richiedere modifiche in corso d'opera, mentre nel caso del pubblico normalmente si registra maggiore rigidità rispetto alle questioni economiche. La natura dei principali problemi che il capo commessa affronta quotidianamente - prendiamolo come una sorta di "indicatore ambientale" - va ricercata nell'attuale sistema di aggiudicazione degli appalti, che assegna le opere sulla base di criteri di valutazione delle offerte che però in sede esecutiva non si dimostrano i più efficienti dal punto di vista economico. Va da sé che non sarebbe ragionevole appaltare le opere per importi superiori a quelli che si formano sul mercato, e parte delle responsabilità di questa situazione è da imputare al comportamento di alcune imprese, ma la corsa al ribasso non giova a nessuno. Un altro problema legato alla gestione ed esecuzione dell'appalto è il restringimento delle tempistiche richieste, cosa che vale anche per la redazione dei progetti. Spesso, infatti, il contenzioso riguarda proprio il progetto esecutivo, che non è sufficientemente dettagliato o è di difficile cantierizzazione; ancora peggiore è il caso in cui il progettista stesso sottostima il valore delle opere in modo da consentire al committente di dimostrare che è possibile realizzare un'opera in cambio del minimo esborso accettabile dal mercato. «È necessario orientarsi verso criteri diversi per l'aggiudicazione delle opere - sostiene Paolo Porcari, ingegnere direttore tecnico di Quadrio Curzio - II solo criterio del mero ribasso non è ragionevole perché chiunque, quando si accinge ad acquistare un bene qualsiasi, effettua una comparazione tra i prezzi anche rispetto alla qualità dei prodotti in commercio (prestazioni, versatilità, estetica, ecc.) e sceglie il compromesso che ritiene migliore rispetto ai suoi scopi. Cosa che invece non succede con gli appalti aggiudicati con la formula del massimo ribasso. Ispirandosi a forme di gara più evolute come l'appalto integrato e la finanza di progetto, invece, si dovrebbe prevedere un coinvolgimento critico da parte delle commissioni per tutte le opere di provata complessità esecutiva, conferendo a queste la possibilità di verificare realmente la congruità delle basi d'asta e di valutare le offerte a partire dalle concrete potenzialità tecniche dei partecipanti». L'appalto integrato, infatti, consente di operare una certa selezione dei partecipanti, perché fra i criteri di aggiudicazione rientrano la capacità organizzativa dell'impresa e le eventuali varianti tecniche proposte già in sede di gara. Inoltre, se correttamente indirizzato e controllato, il processo che porta dal progetto esecutivo alla realizzazione dell'opera dovrebbe garantire un rapporto equilibrato fra committente e impresa.

Dall'impresa all'azienda

Ritorniamo alla realtà del cantiere, focalizzando l'attenzione sull'attività concreta del direttore di cantiere e in particolare sulla gestione del rapporto con i subappaltatori. Anche in questo caso fra pubblico e privato non esistono sostanziali differenze d'approccio da parte del capo commessa, così come anche in questo caso il giusto corrispettivo economico delle opere prestate permette al subappaltatore di fornire la miglior prestazione possibile (personale specializzato, qualità dell'esecuzione, rispetto dei tempi, ecc). A valle della destrutturazione delle grandi imprese e della relazione sbilanciata fra impresa e committente, registriamo comunque la trasformazione profonda dell'anello più debole della catena produttiva edilizia: la figura del subappaltatore è entrata in crisi nel passaggio dalla dimensione artigianale, un tempo prevalente, a quella imprenditoriale a causa di un difetto non di capacità tecniche ma di cultura aziendale.La trasformazione del settore è stata sollecitata soprattutto dall'evoluzione delle normative, che hanno introdotto ragionevoli e improrogabili istanze di modernizzazione del sistema in tema, ad esempio, di sicurezza, ma non hanno generato l'auspicabile circolo virtuoso: riorganizzazione dell'impresa - adeguamento degli importi d'appalto - incentivazione dell'innovazione dalla base. Restando alla questione della sicurezza, particolarmente rilevante per chi ha la responsabilità della direzione del cantiere, le grandi imprese hanno svolto e continuano a svolgere un compito di "alfabetizzazione" nei confronti dei subappaltatori (a livello statistico le grandi imprese sono molto al di sotto delle medie relative agli infortuni sul lavoro), ma esiste una grande parte di piccoli e medi operatori del settore che non hanno recepito il valore delle regole sulla sicurezza. Sull'argomento interviene con determinazione Alessandro Paglia, ingegnere direttore tecnico di Garboli Conicos: «La sicurezza rappresenta un'opportunità di crescita per le imprese: molti sostengono che si tratta di un fardello, che le regole sono troppe e troppo vincolanti, ma la necessità di avvicinare il cantiere a modelli di produzione industrializzata, nei quali anche l'operaio edile diventa un lavoratore "evoluto" e attento alla sua incolumità, era un'esigenza improcrastinabile. Queste normative, oltre a restituire al lavoratore dignità e consapevolezza, contribuiscono indirettamente a innalzare la qualità del lavoro eseguito; inoltre, se considerate come parte integrante di un processo di innovazione, rappresentano una risorsa per l'azienda edile e per la società tutta». Una riflessione simile può essere estesa alle problematiche relative alla qualità: rispettare processi di produzione di documentata e sperimentata validità ed efficienza potrebbe contribuire alla ricostituzione di rapporti imprenditoriali consolidati fra appaltatore e subappaltatori, resi oggi più difficoltosi dal continuo avvicendamento di questi ultimi, che ne sminuisce la professionalità a tutto discapito della qualità del lavoro in cantiere.

 

I compiti e le responsabilità del Direttore di cantiere:  dalla gestione al controllo

II direttore tecnico di cantiere è la figura preposta con compiti dirigenziali alla gestione del cantiere. Anche se in linea teorica può coincidere con il titolare dell'impresa, generalmente è una persona inquadrata nell' organigramma aziendale, ma può essere anche un professionista abilitato consulente esterno designato. Le competenze e le responsabilità di un direttore di cantiere sono varie e molteplici, definibili solo in funzione dell'opera da realizzare, anche se essenzialmente possono essere ricondotte ai rapporti con la Direzione Lavori, all'azione di coordinamento e gestione delle attività di cantiere, seguendone il corretto avanzamento secondo criteri tecnici e di programmazione, e dell'osservanza delle misure di sicurezza sul lavoro.

 

Cosa dice la Merloni - Direttore per legge

La qualifica di direttore di cantiere ha trovato definizione nell'ambito pubblico in seguito all'emanazione del regolamento alla Legge quadro sui lavori pubblici. L'articolo 26 del Dpr n.34/2000, infatti, stabilisce che il direttore di cantiere deve possedere i seguenti requisiti:

• laurea in ingegneria o, in architettura o altra equipollente; diploma universitario in ingegneria, in architettura o equipollente

• per le classifiche dalla IV in giù: diploma di geometra o equivalente titolo di studio, oppure esperienza comprovata quale direttore di cantiere per un periodo non inferiore a cinque anni

• per lavori inerenti beni culturali e ambientali: laurea in conservazione di beni culturali o in architettura e, per la qualificazione in classifiche inferiori alla IV, esperienza professionale comprovata per un periodo non inferiore a cinque anni.