«SISTEMI COSTRUTTIVI – LA CASA ROMANA - LE TERME -GLI ACQUEDOTTI»

 

TU REGERE IMPERIO POPULOS ROMANE MEMENTO...
PARCERE SUBIECTIS ET DEBELLARE SUPERBOS.
 

RICORDATI, O ROMANO, CHE DOVRAI REGGERE COL TUO POTERE
LE GENTI... PERDONARE I VINTI E DOMARE I SUPERBI.
Virgilio

 

I TUOI DONI SPARGI COME I SUOI RAGGI IL SOLE,
LONTANO COME LE ONDE DELL'OCEANO CHE CINGONO LA TERRA. (...)
LONTANO FIN DOVE SI ESTENDONO I CLIMI ABITABILI
VERSO ENTRAMBI I POLI LA TUA VIRTU' TROVA IL CAMMINO.
HAI FATTO DI GENTI DIVERSE UNA SOLA PATRIA;
LA TUA CONQUISTA HA GIOVATO A CHI VIVEVA SENZA LEGGI;
OFFRENDO AI VINTI L'UNIONE NEL TUO DIRITTO
HAI RESO L'ORBE DIVISO UN'UNICA URBE.
Rutilio Claudio Namaziano (dal De Redito Suo) A.D. 415

 

L'IMPERO ROMANO                                                                       WWW.IMPERIUM-ROMANUM.IT

 

A. INTRODUZIONE ALLE OPERE MURARIE

I Romani per le loro necessità costruttive idearono nel tempo un vasto compendio di tecniche e sistemi per l'edificazione di edifici, sia pubblici che privati.

Inizialmente i fabbricati vennero costruiti con le stesse tecniche usate dagli altri popoli vicini, e cioè con file di pietre o mattoni non cotti sovrapposti, per altro molto instabili e poco duraturi; ma le necessità di costruire in altezza e con sicurezza portarono alla scoperta delle prime forme di leganti, alcuni dei quali tutt'ora utilizzati, e di sistemi di costruzione che hanno permesso realizzazioni molto ardite per l'epoca, vestigia che per altro sono riuscite a resistere alle forze della natura, (non purtroppo a quelle dell'uomo che le ha spogliate delle loro ricchezze!, e a fare riconoscere universalmente i Romani, per qualità e per quantità oltre che per estetica, i più grandi ingegneri dell'Antichità e non solo. Il Medio Evo prima dell'anno Mille incapace di riproporre edifici e strutture simili li riadattava e li modificava ad hoc, ora trasformando un anfiteatro in fortezza, ora sfruttando direttamente parti di muro o i mattoni stessi quale base per nuove costruzioni.

Se oggi conosciamo le tecniche costruttive romane lo dobbiamo, oltre che ai resti visibili, sopratutto a Vitruvio Pollione, uno tra i più grandi ingegneri dell'antichità, che ci ha lasciato il De architectura, un trattato di ingegneria che nel Medioevo divenne la base degli studi di questa materia.

I Romani per indicare un sistema di costruzione usavano il termine opus, cioè "opera", seguito da un aggettivo che ne indica il tipo o la caratteristica.

B. I LEGANTI: POZZOLANA E CALCESTRUZZO

Pozzolana e calcestruzzo possono considerarsi i primi cementi della Storia. Verso il 400 a.C. i Romani scoprono la proprietà della pozzolana un pietra di origine vulcanica, facilmente reperibile sui Colli Albani nei pressi dell'Urbe o vicino Napoli, che mescolata con acqua e calce forma una ottima pasta legante usata per unire strati di pietre per fare le fondamenta di muri, tra l'altro aveva una forte presa anche sott'acqua; lo stesso Colosseo è stato costruito su una colata di Pozzolana spessa circa 7 metri!

Il calcestruzzo si può considerare come una variante della pozzolana, infatti era composta da una impasto di calce, acqua, e sabbia o ghiaia o in certi casi pezzi di sassi più grossi, e pietra pozzolana in polvere. Questo sistema verso il 100 a.C. divenne il più utilizzato in edilizia, mentre il precedente rimase in uso per l' edificazione di fondamenta.

Il calcestruzzo poteva essere usato in vari modi: con la tecnica dell'opus cementicium, ottenuta versando una colata dello stesso all'interno di una cassaforma (due pareti provvisorie formate da tavole di legno che danno la forma al cemento) o gettando la colata fra due intercapedini di pietre o mattoni, dando così una forte stabilità alla struttura e resistenza.

C. SISTEMI DI COSTRUZIONE

Una volta parlato dei leganti non si può non parlare dei sistemi usati per costruire gli edifici e quindi dei modi di impilare mattoni e pietre. Per semplificare li elenchiamo con una descrizione e un'immagine

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Opus poligonalis: è un sistema tra i più antichi ed "universali"  per la sua semplicità, e consiste nell'impilare a secco grosse o medie pietre irregolari prelevate di solito dal terreno circostante. In realtà questo sistema fu raramente usato dai Romani, forse solo in epoca arcaica per erigere le mura cittadine o altre strutture.

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Opus quadratum: consisteva nell' impilare pietre a forma di parallelepipedo con leganti quali la pozzolana.  Fu sopratutto usato per l'edilizia militare e pubblica nella costruzione di forti, valli, e acquedotti; questi ultimi con la variante di essere edificati con pietre di notevoli dimensioni.

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Opus reticolatum: era formato da due muretti composti da blocchetti di pietra con testa quadrata inclinati a 45° e legati fra loro con una gettata di cemento e pietrisco. Molto usata a partire dagli ultimi anni della Repubblica  nell'Impero nell'edilizia privata per la costruzione di case, sopratutto domus. Questi muri potevano facilmente essere ricoperti con marmi, oppure essere smaltati e ornati con pitture.

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Opus incertum: sorta di variante dell'opus caementicium, che prevedeva l'inserimento irregolare di blocchetti di pietra su uno strato di malta o addirittura nell'impasto stesso che viene poi versato in una cassaforma.

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Opus craticium: è un vero e proprio tipo di costruzione edilizia che è diventato successivamente (dal Medioevo) tipico dei paesi nordici o montani: e consiste in una struttura portante formata da pali e travi di legno dove le pareti sono formate da materiali relativamente leggeri che poggiano sulle travi stesse.

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Opus latericium o lateritius: è il più utilizzato e famoso, che consiste nell'impilare mattoni di argilla cotta di varie dimensioni standard con leganti vari. Questo sistema è quello che ha reso possibile costruzioni ardite quali la Basilica di Massenzio con le sue tre enormi arcate, o anche il Colosseo e le mura Aureliane.

  

LA CASA ROMANA

Nell'antica Roma, si affermano principalmente due tipi di case, la domus e la insula.

DOMUS, LA CASA SIGNORILE.

La domus, era la tipica casa signorile di città. Essa era strutturata generalmente su un piano e si estendeva in largo occupando talvolta un' intero quartiere. L'entrata si trovava generalmente su uno dei due lati più corti. Dall' entrata (fauces) si passava all' atrium, che era di forma quadrata al centro del quale c'era l'impluvium, una vasca per la raccolta dell'acqua piovana proveniente dall'apertura apposita nel tetto (cumpluvium). Attorno all'atrio c'erano alcune stanze adibite a vario uso, come la cucina (culina) ove su un apposito bancone di laterizio si preparavano le pietanze, cucinando in appositi piccoli forni o sopra a dei bracieri. Accanto all'atrio era sempre presente il lararium dove si tenevano le statue dei larii protettori della casa, della famiglia e di altre divinità. In fondo all'atrio solitamente si trovava il tablinum, ossia una stanza nella quale si ricevevano gli ospiti, la quale era affacciata con un lato sul peristilium cioè un giardino circondato da un colonnato sotto il qual c'erano le porte che davano alle camere da letto (cubicula), ed al triclinium ossia la sala da pranzo. In quest'ultima erano presenti dei letti sui quali si mangiava distesi attingendo il cibo che era posato nei piatti su un tavolo centrale.

Talvolta alcune domus avevano anche piccole fontane o statue al centro del giardino, e possedevano un altro peristilium adibito a piccolo orto/giardino attorno al quale si sviluppavano stanze private. Da notare è che tutte le finestre erano rivolte verso l'interno della casa. La domus possedeva inoltre una seconda uscita di servizio detta posticum sul retro per permettere il passaggio della servitù e dei rifornimenti senza ingombrare l'ingresso principale.

Esistevano inoltre le case di campagna per il riposo (ad otium), chiamate villa urbana se erano nei pressi della città, e villa suburbana se lontane dalla città, e mantenevano anche se talvolta in piccolo la stessa struttura delle domus cittadine. Queste non sono da confondere con le villae rusticae, vere e proprie case coloniche, anche se talvolta le villae potevano essere destinate contemporaneamente all'otium ed alla produzione agricola e/o all'allevamento di animali. La domus, sebbene fosse la casa dei ricchi, non aveva una grande quantità di mobilio, infatti esso era ridotto all'essenziale, e lo splendore della casa quindi si notava principalmente dalla qualità di marmi, statue, e affreschi parietali. Da ricordare comunque sono le sedie, delle quali conosciamo molti tipi, come la sella o seggiola senza schienale, la sedia con schienale e braccioli (cathedra), la sedia con un sedile lungo (longa), ed il triclinium, o lettino per mangiare distesi. Tra il mobilio troviamo sopratutto gli armadi (armarium), ed i letti (cubicula).

 

L'INSULA, LA CASA POPOLARE

L'insula è il tipico esempio di casa popolare. Questi edifici nascono nell'Urbe con la necessità di costruire tanto in poco spazio, visti gli alti costi delle terre. Le insulae sfruttavano, come gli attuali condomini, lo spazio in altezza raggiungendo anche i sei piani, permettendo quindi di ospitare molte famiglie. Al piano terra si trovavano in appositi spazi i negozi chiamati in generale tabernae: come i "bar" (termopolia), venditori di mercanzia...

Dal piano superiore in poi erano ubicati gli appartamenti, di varie dimensioni spesso subaffittati. L'insula, al centro solitamente aveva un cortile con del verde e una fontana che riforniva gli inquilini. Generalmente al contrario di oggi le persone più ricche abitavano ai primi piani, mentre quelle meno abbienti nei piani più alti. Difatti ai piani superiori mancava un' accesso diretto all'acqua, erano più scomodi per via dell'altezza, e anche più lontani dalle uscite in caso di incendi, cosa frequente dato che le fiamme erano usate libere. Da ricordare anche che l'edilizia privata talvolta era in mano a degli speculatori, che risparmiavano sui materiali di costruzione tanto che alle volte si verificavano dei crolli.

Il mobilio tipico della casa plebea è semplice quanto quello della domus, troviamo principalmente: le cassepanche (capsa) usate per conservare sia vestiti che oggetti, dei piccoli letti (cubicula) spesso incassati nei muri, qualche sgabello (scabellum) per sedersi, e un tavolo, e talvolta degli armadi. Naturalmente i civia non vivevano solo nelle insulae (costruite quasi tutte nell'epoca dell'Impero), anzi la maggior parte del Popolo viveva in case con due o più raramente tre piani, destinando il piano terra generalmente, come poi nelle insule, alla conduzione di una o più attività commerciali, e gli altri quali abitazioni di una o due famiglie.

 

LE TERME

INTRODUZIONE

Uno dei motivi che permise al Popolo romano di raggiungere l'età media di 55 anni, è forse da ricercare proprio in quell'abitudine oggi alquanto normale in Occidente, di curare regolarmente il proprio corpo sotto l'aspetto igienico.

I primi bagni pubblici o thermae vennero costruiti a Roma dal Console Marco Vipsanio Agrippa nel I secolo a.C. nel Campo Marzio. Già sul finire dell'epoca della Repubblica la popolazione dell'Urbe era cresciuta notevolmente passando secondo le stime, alquanto controverse, dai 500.000 abitanti al fatidico milione del I sec. d.C., questa crescita portò quindi i vari Imperatori succedutisi a costruire nuovi impianti termali sempre più grandiosi e ricchi per fare fronte alle nuove esigenze del Popolo, tanto che solo nella Città eterna ve ne erano 11 di dimensioni colossali.

Così come a Roma anche il resto delle altre città non era da meno, ovunque nell'Impero si costruivano terme ed edifici pubblici, magari più piccoli ma non meno ricchi di mosaici e pitture come quelli di Pompei o Ostia. Le terme potevano essere gratuite per i meno abbienti o comunque si pagava una cifra molto piccola, qualche sesterzio e vi si poteva accedere!

 

LA STRUTTURA DELLE TERME

Le terme di Agrippa divennero il modello per tutte le altre, tanto che è possibile dire che i bagni generalmente si assomigliavano tutti tra loro, e questo perché la struttura era stata progettata appositamente per quello scopo e non era possibile cambiarne le sembianze senza creare problemi di tipo idraulico e ingegneristico, infatti i vari ambienti erano studiati in modo che quelli a maggiore temperatura stessero più vicini alle caldaie così come quelli più freddi stessero più lontani, ma non solo: l'intera struttura era orientata per fare si che gli ambienti più caldi ricevessero la luce del Sole da apposite finestre.

Le terme sono generalmente degli edifici complessi formati da un corpo centrale fatto di laterizio e da un cortile/giardino che lo circonda chiuso a sua volta da un muro che ingloba altre strutture minori quali piccoli teatri, colonnati per passeggiare, terrazze pensili.

Il corpo centrale è il cuore delle terme, esso è formato da una serie di locali a temperatura variabile che si snodano lungo un percorso circolare. Generalmente infatti per prima cosa ci si recava nel proprio reparto, poiché erano divisi per sesso, quindi nell'apodyterium o spogliatoio si lasciavano le proprie cose, vestiti, calzari, e oggetti vari, in apposite nicchie e ci si recava al calidarium, o prima allo spheristerium (palestra) per chi fosse interessato a fare esercizi ginnici. Nel calidarium, un ambiente molto caldo, era possibile fare esercizi e movimento per sudare, altrimenti ci si poteva spostare direttamente nel laconicum o sudatarium, una sorta di sauna, che era l'ambiente più riscaldato essendo posto a contatto con la caldaia (prefurnium) ed essendo circondato da pareti e pavimento cavi, secondo il sistema dell' ypocaustum, ove circolava aria calda. Si procedeva quindi nel tepidarium ove si effettuavano abluzioni con acqua tiepida e si attendeva l'abbassamento naturale della temperatura corporea; seguiva il frigidarium un locale con acqua fredda dove era possibile tonificare e rinvigorire il proprio corpo. Nella stessa area o in apposite stanze si effettuavano massaggi con oli ed essenze profumate, e si potevano trovare barbieri e acconciatrici (tensores) per la cura dei capelli e del viso. Volendo semplicemente divertirsi e schiamazzare, magari giocando con la palla, era possibile recarsi nella natatio o piscina scoperta. Naturalmente non era obbligatorio seguire questo ordine, ciascuno era libero di usare le vasche e gli ambienti che più gli aggradavano e nelle combinazioni che preferiva.

Finite le cure del corpo si poteva tornare allo spogliatoio, rivestirsi e recarsi nelle piccole ma rifornite biblioteche per ascoltare qualche lettura, oppure passeggiare nel giardino (hortus) che circondava le terme magari sedendosi ad una panchina per ascoltare il canto degli uccellini.

L'EFFETTO DELLE TERME

Per i Romani le terme non erano solo un luogo in cui ci si lavava e si curava il corpo ma anche un luogo di socializzazione ove ci si incontrava con gli amici e si poteva passare del tempo libero, non necessariamente all'interno della vasche.

Le terme in taluni casi potevano essere luoghi di acquisizione di cultura per le classi più basse, infatti come si è già detto si effettuavano letture pubbliche di testi e opere dell'epoca, la presenza di un teatro poteva permettere piccole rappresentazioni teatrali.

Un'altro effetto importante era quello psicologico cioè di rilassare i Cittadini e di sciogliere le tensioni acquisite durante i giorni passati con il lavoro durante la vita quotidiana. Pensiamo per esempio se oggi gli Italiani potessero andare almeno una volta alla settimana in piscina e sguazzare liberamente, tutti sarebbero molto più rilassati ma anche più efficienti!

 

GLI ACQUEDOTTI

INTRODUZIONE AGLI ACQUEDOTTI

Tra le opere più grandi e vistose lasciateci dai Romani, sicuramente ricordiamo gli imponenti acquedotti. Gli acquedotti vengono ideati a Roma nel V sec. a.C. perché ormai la fornitura idrica dell'Urbe, che fino ad allora si affidava al Tevere o ai pozzi, non era più sufficiente. Roma si stava trasformando nella più grande metropoli di tutta l'Antichità e non solo, quindi si decise di costruire un' acquedotto che collegasse una sorgente e portasse l'acqua fresca in città, il primo fu l'Aqua Appia costruito nel 312 a.C. per volere dell'omonimo Console Appio Claudio, lo stesso che diede il nome alla celeberrima via. Con il passare degli anni ne vennero costruiti altri di maggior portata. In totale c'èrano ventiquattro acquedotti, che trasportavano ogni giorno nell'Urbe oltre 1 milione di metri cubi d'acqua percorrendo in totale oltre 400 Km di condutture.

Se oggi possediamo molte informazioni sugli acquedotti e l'edilizia idraulica lo dobbiamo all'opera del Curator Aquarum Sesto Giulio Frontino, contemporaneo dell'Imperatore Nerva, il quale scrisse un libro, il De aqueductu Urbis Romae (letteralmente Sugli acquedotti della Città di Roma), nel quale spiega i metodi di costruzione, i materiali edili, ma anche nomi e percorsi delle condutture idriche, l'ubicazione delle sorgenti e molto altro. Dalla prosa ricca di tecnicismi di Frontino traspare la consapevolezza e l'orgoglio che porta lo scrittore, cives romanus, a compiacersi della mole degli acquedotti, sostenuti per chilometri da imponenti arcate, e a sorridere, con un certo disprezzo, delle piramidi egiziane ed ai templi greci, opere famose ma inutili.

LA STRUTTURA

Inanzitutto facciamo una debita precisazione: quando pensiamo agli acquedotti romani, ci immaginiamo alte ed eleganti strutture ad archi sorrette da pilastri, ma in realtà la maggior parte del tragitto era effettuato sotto terra, in canali appositi, e solo in pochi casi gli acquedotti uscivano allo scoperto: per esempio per superare un fiume, o per portare l'acqua oltre una pianura.

Dietro la costruzione di un acquedotto stanno tutta una serie di problematiche, che gli ingegneri Romani hanno saputo perfettamente risolvere. Per esempio la forza motrice dell'acqua. L'acqua non si sposta da sola! E' necessario un "motore", e i Romani ne trovarono uno veramente "autonomo" cioè la forza di gravità. Gli ingegneri avevano intuito che sarebbe stato sufficiente dare una certa pendenza all'acquedotto e mantenerla per tuto il tragitto, e poi la forza di gravità avrebbe fatto tutto il resto, così capirono che un'inclinazione del 0,1%, in media un metro di pendenza ogni chilometro, avrebbe fatto scorrere l'acqua senza problemi fino alla città. Era inoltre necessario saper scegliere la sorgente giusta, in modo da fare defluire una giusta quantità d'acqua tutto l'anno senza periodi di secca e periodi di piena.

LA COSTRUZIONE

Una volta scelta la sorgente adeguata, si stabiliva il percorso che l'aqueductus avrebbe compiuto per arrivare in città, per fare ciò si tracciava un profilo della geografia del terreno segnando coline e avvallamenti, pianure e corsi d'acqua. Per questo lavoro i tecnici adoperavano uno strumento di legno simile all'attuale livella, ma di dimensioni assai più grandi: il coròbate. Questo poteva dirsi in esatta posizione orizzontale quando i fili a piombo attaccati al suo ripiano di legno pendevano parallelamente alle gambe e quando l'acqua che colmava una vaschetta scavata sul ripiano non debordava. guardando attraverso il coròbate i tipografi potevano tracciare un'immaginaria linea orizzontale che seguiva tutto il percorso dell'acquedotto e segnare su questa linea, a intervalli di 10 metri, le distanze verticali tra essa e il terreno. Unendo tutti i segni presi con una linea si otteneva il vero profilo del terreno e gli ingegneri stabilivano se appoggiare le condotte al livello del suolo, se farle passare sotto, oppure elevarle di alcuni metri. A questo punto si procedeva alla sua edificazione. Spesso per la necessità di mantenere una pendenza costante le condotte facevano percorsi molto lunghi con molte curve, e non andavano mai in linea retta, in tal modo l'acqua defluiva senza problemi fino alla "foce artificiale", che quasi sempre era costituita da una grossa cisterna.

Il percorso dell'acquedotto come detto in precedenza per la maggior parte era interrato o talvolta addirittura scavato sotto colline e montagne, in questo caso la condotta era formata solo da una struttura di laterizio parallelepipeidale impermeabilizzata e areata con dei pozzetti posti ogni 20-30 metri, usati anche per la manutenzione periodica. Solo talvolta la conduttura doveva superare fiumi o pianure ed era quindi necessario costruire una struttura di sostegno (aquae pensiles). Uno degli esempi più famosi è il ponte-acquedotto sul fiume Gard nell'attuale Francia, che riforniva la città di Nemasus l'odierna Nimes.

La realizzazione iniziava con l'edificazione delle fondamenta dei pilastri: se passavano sulla terra si scavava una buca profonda vari metri e si costruiva una solida base a tronco di piramide con grossi blocchi di pietra. Se invece si trattava di un fiume era necessario preparare un recinto di legno impermeabilizzato con la pece tutto intorno all'area della costruzione di ogni singolo pilastro: in tal modo si poteva asportare prima l'acqua, poi la fanghiglia e la ghiaia per poter edificare una solida base di grossi blocchi di pietra. Fatto ciò iniziava la costruzione dei piloni veri e propri. Questi potevano essere sia di pietra che di laterizio, e venivano sovrapposti tra loro alternati e uniti con malta. Solo a questo punto si univano i pilastri con gli archi i quali si costruivano utilizzando delle strutture di sostegno di legno dette centine che permettevano la collocazione dei conci fino alla chiusura della "chiave di volta". Costruita la prima arcata si procedeva all'edificazione delle altre arcate che poggiavano sempre sugli stessi pilastri, all'ultimo piano sorgeva in laterizio la vera e propria condotta dell'acquedotto.

GLI ACQUEDOTTI DELL'URBE

Una città come Roma con il suo milione e mezzo di abitanti doveva essere ben rifornita di acqua, anche perché questa non serviva solo direttamente ai suoi Cittadini ma anche ai complessi termali, i quali sembra consumassero molta acqua. Roma si avvaleva di undici acquedotti costruiti in varie epoche a partire dal II sec a.C. e che rimasero sempre tutti in funzione, e che nel complesso portavano nell'Urbe oltre un milione di metri cubi di acqua al giorno.

I. Aqua Appia - Fu il primo acquedotto di Roma, edificato nel 312 a.C. dal Console Appio Claudio, lo stesso che fece costruire la Via Appia. Le sorgenti sono situate sulla via Collatina ed è lungo ben 16 Km, anche se il suo percorso è quasi del tutto sotterraneo, e giungeva fino al foro boario.

II. Aqua Ania o Anio Vetus - Lungo oltre 63 km, prende il suo nome dalla valle dell'Aniene presso Tivoli, le sue acque giungevano fino alle Terme di Diocleziano, mentre una ramificazione secondaria giungeva erogava l'acqua necessaria alle terme di Caracalla.

III. Acqua Marcia - Il nome deriva dal Pretore M. R. Marcius, e fu edificato nel 114 a.C. La sorgente era situata presso Marano Equo

IV. Acqua Tepula - Costruito nel 126 a.C. prendeva le acque dalla Valle Preziosa scorrendo esclusivamente in condotte sotterranee. Il suo nome deriva dl fatto che la temperatura dell'acqua rimaneva sempre sui 18 gradi circa.

V. Acqua Iulia - Edificato nel 33 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, convogliava le acque dalle sorgenti nelle vicinanze di Grottaferrata.

VI. Acqua Vergine - Fu costruito sempre da Agrippa verso il 19 a.C. convogliando le acque ubicate presso la tenuta della Rustica. E' tuttora perfettamente funzionate. Alcune derivazioni dall'acquedotto giungevano presso il Campidoglio e Trastevere.

VII. Aqua Augusta - Costruito per volere dell'Imperatore Augusto nel 2 d.C., serviva a portare l'acqua a Trastevere ove si tenevano le naumachie (o battaglie navali) in un lago artificiale.

VIII. Aqua Claudia - Iniziato dall'Imperatore Caligola nel 38 d.C. ma terminato da Claudio è uno dei più imponenti. Le sue sorgenti erano ubicate presso la Valle dell'Aniene, e portava le sue acque fino a Porta Maggiore ove una diramazione giungeva presso il Palazzo e riforniva l' area circostante al Colle Palatino.

IX. Aqua Ania Nova o Anio Novus - Costruito per volere di Caligola ma terminato dall'Imperatore Claudio nel 52 d.C. circa prendeva l'acqua dal Fiume Aniene, con la sua lunghezza di oltre 84 Km è l'aquedotto più grande del mondo.

X. Aqua Traiana - Voluto dall'Imperatore Traiano nel 109 d.C. circa convogliava le acque del lago Sabatino nella zona di Trastevere.

XI. Aqua S. Severa - Fu edificato dall'Imperatore Settimio Severo nel 226 d.C.

 

CALCE IDRICA

I Romani inventano tra le altre cose la calce, e una variante di essa detta idrica poiché resisteva all'acqua ed era utilizzata nelle cisterne o negli acquedotti appunto per impermeabilizzare, è tuttora utilizzata.

 ... e per terminare: chi ha stabilito la distanza tra i binari del treno?